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L'orgoglio di essere Lions (28 sett. 2012)

Dopo la pausa estiva che ha fatto seguito

allo storico passaggio dei poteri fra Emanuele Guidi e Francesca Masi (prima donna presidente) e alla Charters Night, venerdì 28 settembre si è inaugurato ufficialmente l’anno sociale 2012-2013 del Lions Club San Marino Undistricted con un meeting aperto anche alle gentili consorti e svoltosi presso il ristorante Da Righi - La Taverna.

 

Relatore il PDG Roberto Fresia, Coordinatore Multidistrettuale della LCIF per l’Italia, Malta, San Marino e Vaticano. Fra gli ospiti anche il Giuseppe  Paglialonga con consorte, presidente del Lions Club Bologna Irnerio, gemellato con San Marino  dal 2011.   Argomento della serata  “L’orgoglio di essere Lions”.

Roberto Fresia ha aperto il suo intervento chiedendo a tre dei più giovani Lions presenti in sala, Alessandro Barulli, Lorenzo Busignani e Faramarz Ataei, quali fossero i motivi per cui hanno accettato di diventare soci. Ne sono emersi i valori dell’amicizia, della solidarietà, dell’etica.

Sì, è vero. Ma dove troviamo la nostra forza come Lions?, ha chiesto Fresia. Per cosa ci distinguiamo? Per l’internazionalità. Questo è il nostro carattere distintivo, concepito da Melvin Jones nel 1917 già nello stesso momento di fondazione del Lions Club quando questo era ancora una organizzazione locale, nazionale. Fra gli scopi e finalità del club Melvin Jones mise al primo posto il mondo (creare e promuovere uno spirito di comprensione fra i popoli del mondo). Al secondo posto, lo stato (promuovere i principi di buon governo e di buona cittadinanza). Al terzo, la comunità (prendere attivo interesse al bene civico, culturale, sociale e morale della comunità). Al quarto, i club (unire i club con i vincoli di amicizia). Al quinto, la persona, l’individuo singolo (incoraggiare le persone che si dedicano al servizio la migliorare la loro comunità …promuovere serietà morale…negli incarichi pubblici e nel privato).  Quindi al primo posto figura la dimensione universale della nostra associazione.

Ma attenzione. Per operare bene non bisogna cadere nell’eccesso. Occorre invece sapersi muovere fra i due estremi degli scopi cioè mondo ed individuo perché la vera funzionalità del Lions Club è legata alla concatenazione dei cinque aspetti delle finalità. Non bisogna occuparsi sempre e solo dei problemi locali perché si rischia l’individualismo e l’isolamento in un mondo sempre più globalizzato. Se si presta servizio solo nell’internazionalità si perde di vista l’uomo che sta alla base dell’associazione. Secondo l’esperienza di Fresia gran parte dei Lions Club si occupa della propria comunità, trascurando l’internazionalità.

Pertanto guardiamo bene cos’è l’internazionalità. Ci sono tre cose che non possono mancare nel programma di un Lions Club. 1) L’operatività nel proprio territorio. 2) L’operatività collettiva di più club per raggiungere traguardi più elevati. 3) La chiamata dell’associazione internazionale che ci distingue dalle altre associazioni esistenti sul territorio. Noi abbiamo la possibilità di lavorare con 46.000 club ed 1.340.000 soci per raggiungere gli scopi che ci siamo prefissi.

Guardiamo ora cos’è il Lions Club International Foundation, qual’è il suo ruolo.

Il Lions è stato classificato come la migliore associazione non governativa al mondo per l’anno 2009-2010. La classifica è stata compilata dal Financial Times che ha preso in esame 34 organizzazioni mondiali.

La nostra associazione è stata classificata al primo posto per la responsabilità nelle gestione dei fondi, nell’esecuzione dei progetti, nell’adattabilità al territorio, alla qualità della comunicazione.

Siamo l’unica associazione che dona il 100% di quanto raccoglie. Le nostre spese di gestione vengono coperte dagli interessi maturati sui depositi. Esempio, l’anno scorso abbiamo raccolto 48.000.000 di dollari e ne abbiamo investiti 55.000.000. Proprio perché gli interessi accrescono il deposito iniziale e permettono di coprire i costi di gestione ed amministrazione.

Per fare un confronto con le altre associazioni troviamo la Caritas al 29° posto, Wwf all’8°, Greenpeace al 10°, Unicef al 18°. Siamo al primo posto perché doniamo tutti i nostri fondi mentre le altre associazioni ne trattengono una parte, anche 30-40%.

Quindi il 100% dei fondi raccolti sono  destinati a persone bisognose ed i finanziamenti sono elargiti in forma di sussidio. In sintesi il LCIF è il  nostro braccio umanitario.

Una frase su tutte permette di capire l’importanza ed il valore della LCIF: “Quale socio Lions vorrei dirvi quanto sono orgoglioso del nostro successo. Questa è stata una delle collaborazioni più gratificanti della mia vita”  Jimmy Carter, ex presidente degli USA e Premio Nobel per la pace.

Fresia ha poi riferito, con il supporto di immagini, delle sue esperienze personali in Africa e dei contatti con i Lions Club locali.  Ha mostrato immagini della sua attività a Lusaka in Zambia in un ospedale per l’HIV, in un altro ospedale a Cirundu, ed infine in una scuola a Kemba nella repubblica democratica del Congo.

In chiusura del suo intervento Fresia ha presentato la chiamata internazionale del LCIF, cioè l’ultima sfida della Fondazione, che è la lotta contro il morbillo secondo il motto “One shot, one life – una vaccinazione, una vita salvata”. Il morbillo è una malattia epidemica che si trasmette con lo starnuto e che si combatte con una singola vaccinazione valida per tutta la vita. La Fondazione Bill e Linda Gates si è impegnata a mettere a disposizione per il progetto 5 milioni di dollari se il LCIF a sua volta ne avesse raccolti 10 milioni. A questo punto il LCIF ne ha già raccolti 7 milioni. E’ imminente quindi l’applicazione pratica ed il successo di questa iniziativa.

Il successivo dibattito è stato aperto da Luigi Lonfernini che ha chiesto perché due grandi organizzazioni internazionali come il Lions ed il Rotary, già impegnati ad alleviare le sofferenze dei popoli africani,  non riescono ad frenare le multinazionali che sfruttano quei popoli e determinano la miseria di quei paesi. Paesi che sono ricchissimi di risorse naturali ma le cui popolazioni sono costrette alla sopravvivenza. E’ assurdo che Lions e Rotary non possano essere incisivi all’origine del problema.

Fresia ha replicato che il tema è piuttosto ampio ed il Lions, pur contando oltre un 1.300.000 soci non ha la forza per cambiare le situazioni. Abbiamo  tuttavia la forza della nostra opera, del service. Per capire la realtà africana, anche politica, bisogna viverci.  Questo per dire che l’Africa dipende molto dalle persone. Le strade in Congo non esistono. Le vie di comunicazione sono i fiumi. Non esistono automobili,  perché non ci sono strade. Sono molto più utili le piroghe e le biciclette che le macchine. Per rilanciare il paese occorrono 40.000 km di strade. Noi Lions, per affrancare questi paesi dalle multinazionali, possiamo solo sconfiggere l’ignoranza, dare istruzione a quanta più gente possibile. Fare crescere la cultura, il prendere coscienza di sé. Saranno poi gli stessi popoli a liberarsi da questa situazione. Noi Lions possiamo fare grandissime cose in Africa ma dobbiamo partire dal basso, dal contatto diretto coi bisognosi fornendo loro cose semplici ma fondamentali come istruzione, ospedali, strade, pozzi d’acqua potabile. Mi ha confessato un presidente africano:  “Voi Lions siete gli unici a darci qualcosa senza chiederci nulla in cambio”. Non possiamo risolvere il problema delle multinazionali come Lions in prima persona. Dobbiamo solo dare aiuto diretto agli africani perché possano liberarsi da soli.

Lonfernini nella sua controreplica, o meglio precisazione, si chiedeva ancora perché  due organizzazioni internazionali e prestigiose come Lions e Rotary, con due milioni di iscritti, non riescano a contestare i propri governi per quello che sta succedendo in africa. Noi Lions portiamo lì qualcosa, ben poco in confronto a quanto possiamo offrire. Noi sappiamo che i paesi africani sono corrotti in modo inimmaginabile. I capi di quei paesi hanno immense fortune depositate nei paradisi fiscali. Noi diamo una goccia in confronto a quanto noi portiamo loro via. Chi porta via la ricchezza di quei paesi? La portiamo via noi. Perché siamo solidali con quelli che governano quei paesi!

A questo inciso ha prontamente risposto Giuseppe Paglialonga del Lions Club Bologna Irnerio.

Anche io pensavo che il problema fosse in questi termini. Sono concorde con Fresia che sia impossibile intervenire direttamente. Anche perché le autorità locali non hanno interesse affinché le loro popolazioni progrediscano, si evolvano. Credo che sia molto difficile modificare la realtà dall’alto perché le multinazionali, che hanno grandi poteri, sarebbero in grado di distruggere quel minimo di orgoglio, di reazione, di miglioramento che potrebbero esserci nella loro terra. Forse la cosa migliore è partire dal basso. Aiutare la gente a migliorarsi, a progredire. Partire dalle strade che sono via di comunicazione per interagire con altri, di confrontarsi, di migliorare la propria cultura.

Marcello Bollini ha riferito della sua esperienza diretta a Lumbumbashi, nel Congo, una città enorme, priva di strade e di cui non si conosce nemmeno approssimativamente il numero di abitanti. Bollini ha rimarcato l’impegno del Lions Club San Marino Undistricted, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio, a favore della comunità locale nel contesto di “una situazione tragica” sotto forma di un ospedale per la maternità.

Nel corso della serata sono stati assegnati gli attestati Chevron Award ai soci Rosolino Martelli (per i 50 anni di appartenenza al club), Giuseppe Ceccoli (35 anni), Conrad Mularoni (30), Aldo Arzilli e Franco Norri (20), Fabrizio Castiglioni e Pier Paolo Navarra (15), Alberto Bonini e Luciano Capicchioni (10).

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